martedì 14 giugno 2011

Gilad il figlio di tutti.





                                                       Galid


Riflettendo su questa penosa storia di usurpazione della libertà,  continuano a frullarmi nella testa una serie di interminabili domande che mi sono posto perlomeno un milione di volte, ma a cui, tuttavia non riesco ancora a dare nessuna concreta e ragionevole risposta.
Mi chiedo, ad esempio, dove si trovi la forza di negare da oltre cinque anni, la libertà ad un ragazzino, all’epoca dei fatti appena ventenne? Il coraggio di impedirgli di vivere la sua vita, negargli di poter crescere accanto all'affetto dei suoi cari, frequentare i suoi amici. Coltivare un amore tutto suo. In una sola parola, ...VIVERE!!!
Quando poi tutto questo un giorno finirà, continuerò a chiedermi, chi restituirà a Gilad quel’immenso “buco nero” nella sua vita, da cosa sarà colmato? Quali drammatici danni avrà causato tanta cattiveria nella sua mente.
Ma tutto questo, ha una ragione? E’ risolutivo a qualche logica? Servirà a portare pace?
Ma più di ogni altra cosa ora il mio pensiero va a Galid, mi soffermo a pensare alle sue notti buie, agli assordanti silenzi attorno a lui, alle sue paure, alle sue speranze, i suoi progetti forzatamente accantonati, augurandomi che ne abbia ancora.
E allora non posso fare a meno di pensare ai suoi carcerieri, quei giovani ragazzi, probabilmente suoi coetanei, ma già protagonisti anch’essi del più basso e meschino atto di terrorismo, lordi del peggior reato esistente, la negazione della libertà.
Di certo ignari della profonda sensibilità di Gilad, quel ragazzino israeliano che un giorno a scuola con il cuore colmo di speranza, auspicava la pace nel suo paese e tra la sua gente, attraverso un disegno oramai divenuto l’icona della repressione. In ultimo, inevitabilmente ne traggo una sola conclusione, ed un’ultima domanda, ma se Gilad, anziché essere il figlio di tutti, come in realtà tutti dovremmo sentire essere, oramai simbolo di un male che sembra inevitabilmente incurabile, fosse stato davvero figlio nostro cosa avremmo fatto, saremmo rimasti a guardare noncuranti come il mondo da troppo tempo sta facendo? Buona fortuna Galid, arrivederci a Gerusalemme a presto.   

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